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Birrificio Granda: ecco Persi Pien, la quarta birra della serie “limited edition”

Con l’arrivo della primavera è arrivata e in casa Granda la Persi Pien, la quarta birra (una Pastry Stout – Alc. 10% Vol.) della serie “limited edition”, birre prodotte in una sola cotta per un numero limitato di lattine. Il nome e la ricetta, per quest’ultima edizione speciale, si ispirano ad un dolce della tradizione piemontese: le pesche ripiene, un dessert semplice che unisce il sapore della frutta agli aromi del cacao e dell’amaretto. La base brassicola è una Imperial Stout, quindi una birra scura e corposa che incorpora le note dolci derivate dalle pesche, dal cacao e dal biscotto. Una bevanda dai sentori primaverili ma con un’anima dolce e calda per affrontare gli ultimi freddi di fine inverno.

Persi Pien in edizione limitata

Poi c’è anche la sorpresa che va oltre il gusto: sulla lattina, con un artwork originale, si trova uno sticker che può essere staccato e applicato ovunque. Da questo adesivo nasce l’idea di proporre un contest sui social per scatenare la creatività degli utenti e coinvolgerli in post di interazione: al più creativo andrà una box piena di birre Granda.
Altra novità disponibile da aprile, riguarda le due nuove linee The Girls e H4TG (Hop for the Geeks) che saranno prodotte anche in bottiglia in formato da 33 cl e 75 cl.
Infine uno sguardo alla tecnologia. Il birrificio recentemente si è rinnovato, acquistando una nuova macchina imbottigliatrice che consente una migliore resa tecnologica, con le birre  confezionate in una modalità innovativa e sicura che garantirà alti standard di qualità, simili a quelli delle lattine, per la conservazione degli aromi e di tutte le caratteristiche sensoriali che contraddistinguono una birra artigianale.
Vai al sito del birrificio

Da una Bulgaria incontaminata ecco la frutta bio dei prodotti Rigoni di Asiago

Una presenza ultraventennale quella dell’azienda dell’alto vicentino nel vicino Paese dell’est europeo: dal 1993 ha investito e consolidato la sua presenza tanto da contare oggi su di un patrimonio di 1.400 ettari e, dal 2004, su di un moderno stabilimento per la prima lavorazione e la surgelazione dei prodotti, Ecovita

Migliaia di ettari di fragole, more, lamponi, ribes, uva spina, mele, prugne, ciliegie, girasoli, nocciole e amarene tutti rigorosamente bio e circondati da una natura incontaminata. E’ questo lo scenario a cui abbiamo assistito in occasione della nostra visita ai poderi di Ecoterra, Biofruta e Biotop , società agricole del gruppo Rigoni di Asiago, situati in Bulgaria tra la provincia di Montana, Berkovitsa, con i poderi Balowa Shuma e Kalimanitsa, vicino al confine con la Serbia, e nella zona del grosso centro agricolo di Pazardzhik, tra la capitale Sofia e Plovdiv, con il podere Biofruta di Karabunar. Queste società si occupano del ciclo completo della produzione agricola, dal vivaio delle piante alla coltivazione e raccolta.

Un prodotto di eccezionale qualità che chi scrive ha provato e degustato direttamente sul campo. Una fragola sana appena raccolta ha un sapore impagabile e difficilmente descrivibile e a cui il consumatore medio purtroppo è sempre meno abituato.

Parliamo di posti ideali in cui fare agricoltura biologica, che beneficia di spazi enormi, di bassa densità abitativa e industriale e senza rischi di contaminazioni esterne quali un agricoltura intensiva come quella che siamo abituati a vedere nelle principali pianure del nostro Paese. Un’azienda, la Rigoni di Asiago, che punta alla qualità della materia prima producendola e trattandola in prima persona e che conserva la produzione e il know how in Italia

E’ una presenza ultraventennale quella dell’azienda dell’alto vicentino nel vicino Paese dell’est europeo: dal 1993 ha investito e consolidato la sua presenza tanto da contare oggi su di un patrimonio di 1.400 ettari e, dal 2004, su di un moderno stabilimento per la prima lavorazione e la surgelazione dei prodotti, Ecovita, l’ultimo tassello che compone il mosaico Rigoni di Asiago in Bulgaria. Un mosaico che ad oggi è frutto di un investimento che ha superato i 28 milioni di euro.

Il prodotto coltivato in pieno campo è raccolto quando il grado di maturazione è ottimale e viene surgelato nell’arco di qualche ora dalla raccolta.

«Lo stabilimento sorge su un’area di oltre 12.000 mq di cui 7.000 coperti – spiega Domenico Sancricca, direttore generale di Rigoni di Asiago Bulgaria – oggetto nel 2010 di ingenti investimenti che hanno portato la capacità produttiva ad oltre 3.000 tonnellate annue di frutta surgelata. Ad oggi la capacità produttiva è di oltre 4.000 tonnellate di frutta surgelata in IQF, succo, polpa e purea». Lo stabilimento utilizza impianti di ultima generazione, con macchinari ad alto contenuto tecnologico, tra i quali macchine ottiche, laser e metal detector. Tutto nel rispetto delle più stringenti normative comunitarie in materia igienico-sanitaria e relative alla sicurezza sul lavoro.

Piantagione di girasoli, Biotop, Montana

Lo scorso anno è aumentato anche lo spazio riservato alle camere frigo, con una nuova camera a -22 gradi, di 1.600 mq e con una capacità di conservazione di 1.200 tonnellate che porta la capacità totale di Ecovita a 3.000 tonnellate. Prodotti che successivamente, attraverso la Serbia, la Croazia e la Slovenia giungono in Italia per essere lavorati e per diventare i tanto apprezzati prodotti Rigoni di Asiago, come le confetture Fiordifrutta o la Nocciolata, che usa solo olio di girasole biologico.

Le persone impiegate stabilmente nelle aziende del Gruppo sono 80, oltre a diverse centinaia di operai agricoli stagionali che arrivano anche ad 800 tra maggio e ottobre, periodo di picco della raccolta. Ma paradossalmente la manodopera comincia a scarseggiare, vuoi per la concorrenza – in Bulgaria è fiorente anche la coltivazione delle rose che assorbe tanta manodopera – vuoi per una questione di mentalità dovuta a forme di assistenzialismo che non invogliano i potenziali operai a dedicarsi al pur sempre faticoso lavoro nei campi, preferendo i sussidi o l’emigrazione stagionale. Un problema non da poco che limita anche la possibilità di effettuare nuovi investimenti per quel che concerne la messa a coltura in spazi nuovi. «Il problema manodopera esiste e si sente – sottolinea Giacomo Cera, CFO di Rigoni di Asiago – ma in questo momento non abbiamo in mente di investire in altri Paesi se non in Bulgaria».

da sinistra, Domenico Sancricca, Maria Luisa Meroni, Stefano Baldi, Giacomo Cera

Una presenza ormai consolidata che si esplica annualmente anche con la Festa della Fragola organizzata quest’anno a Borovtsi, e che ha visto la partecipazione di tutte le autorità locali, dell’ambasciatore italiano a Sofia, Stefano Baldi, e della compagine confindustriale sul posto guidata da Maria Luisa Meroni. E dove, naturalmente, la protagonista principale è stata sua maestà la fragola biologica.

Inflazione: Coldiretti, Covid spinge a +9,9% i prezzi della frutta nel carrello

Con le prime file davanti ai supermercati per l’effetto Covid, in controtendenza alla deflazione generale salgono i prezzi al consumo nel carrello della spesa con un rincaro al dettaglio che va dal 9.9% per la frutta al 5,3% per la verdura. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi all’inflazione a ottobre che registra una spinta al rialzo del carrello della spesa con +1,2%.

Una accelerazione che riguarda al dettaglio sia gli alimenti lavorati che quelli non lavorati mentre i prezzi pagati agli agricoltori e agli allevatori spesso diminuiscono con le quotazioni riconosciute ai produttori che in molti settori – sottolinea la Coldiretti – non coprono più neanche i costi e mettono a rischio il sistema agroalimentare nazionale.

Verificare l’origine nazionale per essere sicuri della stagionalità, preferire le produzioni locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza, privilegiare gli acquisti diretti dagli agricoltori, nei mercati e nei punti vendita specializzati anche della grande distribuzione dove è più facile individuare l’origine e la genuinità dei prodotti sono alcuni consigli della Coldiretti per gli acquisti di frutta e verdura di qualità. Peraltro le ultime faq del Governo hanno chiarito che fare la spesa rientra sempre fra le cause giustificative degli spostamenti quindi laddove, anche nelle zone rosse e arancioni, il proprio Comune non disponga di punti vendita o nel caso in cui un Comune contiguo al proprio presenti una disponibilità, anche in termini di maggiore convenienza economica, di punti vendita necessari alle proprie esigenze, lo spostamento è consentito, entro tali limiti, che dovranno essere autocertificati.

Con l’attuale emergenza l’invito alla distribuzione commerciale ed ai consumatori è quello di privilegiare sugli scaffali prodotti Made in Italy duramente colpiti dalla chiusura anticipata della ristorazione che ha un effetto negativo a cascata sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di oltre un miliardo per le mancate vendite di cibo e bevande nel solo mese di applicazione delle misure di contenimento.

Un drastico crollo dell’attività che – sottolinea la Coldiretti – pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori, come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

L’approvvigionamento alimentare – sottolinea la Coldiretti – è assicurato in Italia grazie al lavoro di 740mila aziende agricole e stalle, 70mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione con 230mila punti vendita tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica. Occorre dunque evitare inutili file che – continua la Coldiretti – favoriscono le speculazioni e con gli assembramenti ed aumentano il rischio della diffusione del contagio.

Il Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna cerca una agenzia per ideare un progetto integrato di promozione della Mortadella Bologna IGP

Il Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna cerca una agenzia per ideare la nuova campagna di comunicazione cross mediale, il cui avvio è previsto indicativamente a febbraio 2021, che avrà l’obiettivo di divulgare la nuova etichettatura consortile.

Si richiede alle agenzie interessate un piano di comunicazione cross mediale della durata di 36 mesi con almeno due proposte creative che prevedano l’ideazione e la realizzazione di uno Spot TV, una campagna digital, una campagna stampa e un evento per il lancio del nuovo marchio consortile. La strategia dovrà includere anche la proposta del media mix, delle tempistiche di attivazione e dei  risultati previsti.

Le agenzie che intendono presentare un progetto sono invitate a consultare le Linee Guida al seguente link: https://mortadellabologna.com/news/il-consorzio-italiano-tutela-mortadella-bologna-cerca-unagenzia-per-la-prossima-campagna-di-comunicazione-cross-mediale/ e a richiedere all’email infom@mortadellabologna.com il “Brief per la nuova campagna di comunicazione cross-mediale”. Il termine per l’invio del progetto è il 13 dicembre 2020.

Cinque domande alle ideatrici dell’uovo sodo “vegano”

Cinque risposte ad altrettante domande poste alle 4 giovani studentesse ideatrici del controverso uovo sodo “vegano”, una bella idea che sta interessando anche l’industria alimentare

Un’idea quella dell’uovo sodo “vegano” (le virgolette sono delle ragazze) che sta riscuotendo un certo successo ma che alimenta anche alcune critiche e precisazioni come quella di uovo vegano Coldiretti. Resta il fatto che oggi appare più che mai positivo il fatto che quattro studentesse (non ricercatrici) facciano gruppo insieme al loro ateneo, che alla fine brevetta il prodotto. Ma leggiamo le cinque risposte alle altrettante domande poste a Greta Titton, che in questo caso si fa portavoce del gruppo.

Quando e come nasce l’idea dell’uovo vegano?

L’idea di “uovo sodo vegano” nasce da una ricerca di mercato, eseguita analizzando le tendenze del panorama alimentare attuale, per rispondere ad un progetto che prevedeva l’ideazione, progettazione ed infine realizzazione concreta di un “Prodotto alimentare innovativo non presente sul mercato”, nato dall’idea della Prof.ssa Monica Anese, nell’ambito del corso di Principi di Formulazione.

Ci spiega come è fatto l’uovo vegano?

L’uovo sodo vegano è costituito interamente da ingredienti naturali e di origine vegetale, per lo più è caratterizzato dalla presenza di diverse farine di legumi, olii vegetali, un gelificante e un sale.

I valori nutrizionali del nostro prodotto rispondono soprattutto alla necessità di sostituire una proteina animale, con delle proteine vegetali, quindi il nostro prodotto è prevalentemente a matrice proteica, inoltre è presente una frazione grassa, come anche nell’uovo animale, con la differenza che il nostro prodotto è privo di colesterolo e quindi può essere consumato anche da consumatori con problemi di ipercolesterolemia. Inoltre, a differenza di molti surrogati vegetali di altri alimenti animali, presenti in commercio, il nostro prodotto è gluten-free.

Si parla di un sale speciale: che tipo di sale viene usato?

Questo aspetto è protetto dal segreto del brevetto e non ne possiamo ancora parlare.

Quale è l’interessamento ad oggi da parte dell’industria per il vostro prodotto?

Al momento le aziende sembrano incuriosite e trovano che questo prodotto sia una fantastica idea! Ci hanno contattate diverse aziende del settore alimentare, adesso vedremo quali offerte avremo e come le gestiremo.

Ci sono in cantiere nuove ricerche che sta o ha intenzione di portare avanti sempre in ambito agroalimentare?

Per ora ci fermiamo a questo prodotto e nel nostro futuro prossimo sogniamo la laurea che conseguiremo sempre in campo sperimentale agroalimentare.

Identikit delle quattro studentesse

FRANCESCA ZUCCOLO Nata a Cividale del Friuli il 13/10/1993, dove risiede attualmente. Diplomata come Perito Agrario nel 2012 presso l’Istituto Tecnico Agrario “Paolino d’Aquileia”, ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze e Tecnologie Alimentari, presso l’Università degli Studi di Udine nel dicembre 2015. Nell’aprile 2017 ha conseguito un Master come Tecnico Esperto in Sistemi di Gestione per la Qualità e la Sicurezza Alimentare. Attualmente iscritta al secondo anno della Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari, presso l’Università degli Studi di Udine.

AURORA GOBESSI Nata a Cividale del Friuli in 25/05/1993. Residente a Feletto Umberto, si è diplomata nel 2012 presso il Liceo Scientifico Tecnologico ISIS “Arturo Malignani” Nel dicembre 2015, ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze e Tecnologie Alimentari, presso l’Università degli Studi di Udine.

GRETA TITTON Nata a Camposampiero (PD) il 27/02/1993, attualmente residente a Castelfranco Veneto (TV). Diplomata nel 2012 presso Liceo Classico “Giorgione” a Castelfranco Veneto. Ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze e Tecnologie Alimentari presso l’Università degli Studi di Padova nel febbraio 2016.

ARIANNA ROI Nata a Udine il 14/11/1993. Attualmente residente a Feletto Umberto. Diplomata nel 2012 presso Liceo Scientifico “G. Marinelli”. Conseguimento della laurea triennale in scienze e tecnologie alimentari nell’ottobre 2015, presso UniUd. Attualmente iscritta alla laurea magistrale in scienze e tecnologie alimentari (UniUd) durante la quale ha trascorso 6 mesi a Dublino grazie al progetto Erasmus studio.

Coldiretti, non chiamatelo uovo vegano

Coldiretti dice la sua sulla questione dell’uovo vegano brevettato dall’Università di Udine

Non chiamatelo uovo vegano per non creare confusione e ingannare i consumatori sulle reali caratteristiche del nuovo prodotto. E’ quanto afferma la Coldiretti riferendosi al brevetto numero 100 dell’Università di Udine, che secondo i ricercatori ha l’aspetto e le caratteristiche organolettiche di un uovo sodo di gallina, ma è interamente prodotto con ingredienti di origine vegetale. Per valorizzare il risultato della ricerca senza cadere nell’equivoco delle fake news occorre – sottolinea la Coldiretti – rispettare il recente pronunciamento della Corte di Giustizia europea sul fatto che “i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come ‘latte’, ‘crema di latte’ o ‘panna’, ‘burro’, ‘formaggio’ e ‘yogurt’, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale” anche se “tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione“. I prodotti vegetariani e vegani – conclude la Coldiretti – non possono pertanto essere chiamati con nomi di alimenti di origine animale per difendere dall’inganno il 7,6% di italiani che segue questo tipo di dieta.

Appunto, solo in presenza di fake news – e non mi pare ci siano i presupposti per parlare di notizie di tal fatta, scorrendo la rassegna stampa sull’argomento e senza fermarsi ai titoli – si rischia di dare informazioni sbagliate al consumatore, altrimenti sono solo questioni di lana caprina. Come l’uovo di Pasqua o addirittura quello di Colombo.

 

 

 

Dall’Università di Udine ecco l’uovo vegano

L’invenzione è di quattro studentesse del corso di laurea magistrale in Scienze e tecnologie alimentari dell’ateneo friulano, Francesca Zuccolo, Greta Titton, Arianna Roi e Aurora Gobessi, ed è frutto di un anno e mezzo circa di sperimentazione nei laboratori del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali

Ha l’aspetto e le caratteristiche organolettiche di un uovo sodo di gallina, ma è interamente prodotto con ingredienti di origine vegetale. E’ l’uovo vegano, brevetto numero 100 dell’Università di Udine, si presenta come un prodotto pronto al consumo, adatto a quanti seguono una dieta vegana, ma anche a persone che soffrono di ipercolesterolemia o celiachia, essendo privo di colesterolo e glutine.

licercatrici dell'uovo vegano
da sinistra: Roi, Gobessi, Zuccolo, Titton

L’invenzione è di quattro studentesse del corso di laurea magistrale in Scienze e tecnologie alimentari dell’ateneo friulano, Francesca Zuccolo, Greta Titton, Arianna Roi e Aurora Gobessi, ed è frutto di un anno e mezzo circa di sperimentazione nei laboratori del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali. Nelle prossime settimane il brevetto inizierà il percorso di commercializzazione, con la presentazione alle aziende potenzialmente interessate ad acquisire il procedimento per ottenere questo nuovo prodotto alimentare.

L’uovo vegano è interamente costituito da ingredienti di origine naturale e vegetale, per lo più proteici, in particolare farine di diversi legumi, oli vegetali, un gelificante e un sale speciale. È un prodotto refrigerato, pronto al consumo, da mangiare in insalata o in abbinamento a diverse salse. Il settore di interesse è l’industria alimentare, in particolare le aziende che producono già prodotti destinati a consumatori vegani o alimenti funzionali. Vendibile in negozi alimentari biologici, vegetariani e vegani, ma anche nei supermercati, vista la sempre crescente richiesta di prodotti di questo tipo da parte dei consumatori.

Per Antonio Abramo, delegato ai brevetti dell’ateneo friulano “il centesimo brevetto ci rende particolarmente orgogliosi perché frutto della fantasia inventiva di quattro giovani studentesse, nell’ambito di un percorso didattico che ha permesso di mettere in pratica la capacità imprenditoriale che hanno gli studenti”.

Viaggio tra le realtà agroalimentari del nord-est della Francia: introduzione

Food Industria parteciperà, dal 12 al 14 dicembre, al viaggio stampa organizzato da NFI (Nord France Invest) in collaborazione con Business France Italie. L’area oggetto del tour comprende il nord-est della Francia, ossia le regioni di Nord-Pas de Calais e della Picardie, con le città di Lille e Arras.

Le tappe: prima giornata

nord-france Le tappe sono otto. Si comincia con la visita alla società Chicorée Leroux a Orchies. Si prosegue con la visita di Agrafreshun’impresa belga familiare e dinamica che garantisce la consegna quotidiana di verdure fresche di qualità (tratta più di 70 verdure diverse).

Nel pomeriggio visita del sito Brasserie Saint Germain (Bière Page 24) ad Aix-Noulette. In seguito incontro con la Adrianor a Tilloy-lès-Mofflaines, società che ha come obiettivo quello di accompagnare la filiera agroalimentare in tutte le problematiche tecniche, con le sue missioni che si declinano in tre ambiti principali: informare, formare il personale in modo da anticipare i bisogni di competenze tecniche e sviluppare i prodotti e processi innovativi.

Seconda giornata

Il giorno seguente si comincia con la presentazione di ExtractisCentro Tecnico Agro-Industriale specializzato nel settore dell’estrazione, del frazionamento e della chimica della biomassa vegetale, formato da un team di 30 esperti nella bioraffineria del vegetale. Si procede con la visita di GGF Guaranteed Gluten Free a Roye, specializzata nella fabbricazione dei prodotti senza glutine dal 2007.

A metà giornata presentazione del settore dell’agroalimentare nella regione Hauts – de – France da parte di Agrosphères, al servizio della filiera agroalimentare dal 2005.

Conclusione del tour con la visita della Biscuiterie Tourniayre a Roye, produttrice di cialde e biscotti per il gelato da più di un secolo, fa parte degli ultimi produttori dei cornets gaufrette in Francia. La sua clientela é composta da grossisti, produttori di gelato, catene della grande distribuzione sia in Francia che in Europa, specialmente in Italia.

Vi terremo aggiornati. A bientôt!